Una dipendenza che non sai di avere e potrebbe costarti cara
“Per dipendenza si intende una alterazione del comportamento che da semplice o comune abitudine diventa una ricerca esagerata e patologica del piacere attraverso mezzi o sostanze o comportamenti che sfociano nella condizione patologica. L’individuo dipendente tende a perdere la capacità di un controllo sull’abitudine.”
Ho smesso di fumare, non mangio carne, ho detto addio alla TV, ho rottamato la macchina e mi sposto in bici. Ma ho ancora un terribile dipendenza e non riesco a smettere!
E, sai una cosa? Probabilmente se l’hai anche tu! Ora ti spiego.
Di solito si diventa dipendenti da qualcosa che ci crea un vantaggio immediato e consistente, anche se a fronte di un innegabile danno futuro. Ad esempio una sensazione di piacere, relax, divertimento… che nuoce gravemente. Prendiamo la sigaretta. Ho fumato per tanti anni, so come ci si sente. Un figo nella migliore delle ipotesi, un po’ meno stressato nella peggiore. Però al mattino ti svegli con un topo morto in gola e hai un fiato che uccide gli orsi bruni. Insomma, poco sexy e poco animalista. Poi, alla lunga, conosci gente che muore di tumore ai polmoni. Puf, di colpo quella persona non c’è più. Leggi “Il fumo uccide” sul pacchetto e ti dici: “A me non succede.” Infatti è successo a quell’altro. E vai avanti così.
Quando un’abitudine ci reca più svantaggi che vantaggi eppure ci sembra irrinunciabile, bene, amici, questa è dipendenza! Se la ragione parla chiaro eppure non la ascoltiamo, perché tanto “a me non succede”, poche storie, hai la scimmia!
Ebbene, lo confesso, io ho la scimmia dei combustibili fossili a basso costo.
Mi piace avere la luce elettrica sempre a disposizione, cibo in abbondanza ottenuto attraverso un’agricoltura insostenibile senza un massiccio uso di idrocarburi, mi piace che ciò che mangio mi raggiunga viaggiando da tutto il mondo. Mi piace accendere l’aria condizionata quando ho caldo. Mi piace il mio computer e il mio iPhone fatto in Cina. Mi piace da morire Internet, è così comodo. E le mie scarpe da ginnastica? Bellissime! E il sellino imbottito della bici? Gran parte degli oggetti che uso quotidianamente è fatto con derivati del petrolio. Non voglio rinunciarci. Tutto ciò che mi circonda è in qualche modo correlato all’utilizzo dei combustibili fossili a basso costo. Tutto il mio mondo lo è (e anche il tuo)! È normale!
Solo che…
Poi scopro che da decenni che le compagnie petrolifere non trovano grandi giacimenti paragonabili a quelli che hanno permesso la creazione del mondo in cui sono abituato a vivere e che dal 1981 consumiamo globalmente di più di quanto estraiamo. Tra l’altro, è una mia impressione o i costi dell’energia sono sempre più alti? E’ una mia impressione o il riscaldamento globale è una realtà quotidiana? Qualcuno dice che i danni inflitti all’ecosistema dalla nostra dipendenza dal petrolio sono ormai irreversibili. Chi? Scienziati, accademici, consiglieri politici. Ho scavato sotto la superficie delle notizie riportate dai quotidiani e ho scoperto che da un lato il petrolio si esaurirà in tempi brevi e dall’altra il clima sta precipitando verso una situazione sempre meno compatibile con il nostro stile di vita… anche questo prima di quanto si immagini. Ma davvero questa situazione si sta inevitabilmente avvitando su se stessa? Davvero è ormai questione di poco? Se fosse vero, ciascuno di noi ha il dovere verso se stesso, i propri figli e il mondo stesso di prendere coscienza di quanto sta accadendo e quindi modificare il proprio stile di vita, e pretendere che chi sta in alto inserisca adesso, prima che sia troppo tardi, la questione nell’agenda politica nazionale e internazionale! Il mio stile di vita dipende al 100% dal petrolio, eppure il rapporto costi benefici della sua estrazione e del suo utilizzo sta diventando non solo insostenibile, ma IMPOSSIBILE. Devo e dobbiamo perdere il vizio prima che sia troppo tardi? Come individui prima e come civiltà poi, abbiamo la scimmia?
La ragione me lo dice, ma poi sento una vocina che mi sussurra: “A me non succede”. Poi a quella vocina se ne aggiungono altre, a miliardi. “A noi non succede”. In mezzo a quel coro mi sembra di sentire la voce della maggior parte delle persone che conosco. Allora, per un secondo, mi prende una paura tremenda, fino a quando odo alcune altre voci, poche, ma robuste che dicono: “Cambiare è possibile, lo stiamo già facendo. Impegniamoci insieme.” E inizio a sentirmi meglio.
Spero con tutto il cuore che tra quelle voci ci sia anche la tua.

ciao Flavio sono Daniele da Roma.
aggiungo solo che ci sono compagnie petrolifere che pagano (!) affinché alcune ricerche scientifiche non rivelino esattamente come sia la situazione sull’inquinamento atmosferico e i cambiamenti del clima (vedi questo link: http://www.antimafiaduemila.com/2012050436879/ambiente/una-compagnia-petrolifera-contro-le-riforme-ambientaliste.html.
per il resto concordo pienamente con quello che dici.
la “tua” voce è la “mia” voce.
grazie
Daniele
Ciao, Daniele
grazie del commento e del link, spargiamo la voce e parliamone il più possibile. L’emergenza esiste ed è grande. Sono convinto, comunque, che la coscienza di pochi può essere utile anche laddove molti dormono. Attiviamoci!
ciao Flavio sono sempre cose interessanti le tue… concordo con te, e penso inoltre che ormai lo stile di vita comune e’ sempre esagerato e tende a non rinunciare piu’ a niente di cio’ che in realta’ se analizzato bene e’ superfluo… personalmente non accendiamo piu’ la tele solo musica,,, se voglio informarmi lo faccio da fonti obbiettive e non strumentalizzate, compro solo il necessario e siamo ormai diventate mosche bianche, perche’ non abbiamo un sacco di cose che la maggiorparte della gente considera fondamentali.. ma in realta’ noi siamo felicissimi cosi’ e i miei bimbi sono piu’ sani e spensierati della maggiorparte dei loro coetanei.. giocano con altalene di legno legati a rami d’albero vanno in bici e corrono dietro ad un pallone… mangiano verdura del nostro orto e non vivono con l’indispensabile… ma son svegli felici in salute e tanto mi basta… e ultimamente abbiamo suscitato l’interesse di molti che si stanno adattando al nostro stile di vita se vogliono frequentarci abbandonando video giochi idioti e alimenti discutibili e sempre in quantita’ eccessive,,, voglio sperare che…. si espanda questo genere di nuovo ideale e che le generazioni future mettano un po’ di giudizio … io sto provando a trasmettere un messaggio.. una filosofia… credendo in un mondo migliore… ti abbraccio forte e grazie per il tuo impegno
Quello che scrivi è molto bello. Mi sorprendo spesso a guardare i bambini di oggi e mi chiedo come sarà il loro mondo. Si chiederanno perché non li abbiamo messi sull’avviso? I tuoi figli potranno dire che tu avevi capito in anticipo cosa stava succedendo e penso che questo sia davvero importante.
L’ideale si espande nella misura in cui ne parliamo. Sono lieto di farlo con il mio blog, grazie del tuo commento. Un abbraccio sincero.
caro flavio, quanta verita’, ma siamo cosi invischiati che diventa difficile tornare indietro, ma sono convinta che qualcosa si puo fare, tutti insieme, se non altro serve a scuotere la coscienza, grazie
Ciao, penso che possiamo fare molto, a cominciare dalle nostre abitudini personali. Senza questa convinzione avrei davvero paura che non ci sia speranza. ma c’è, ne sono sicuro. Come dici, bisogna prima di tutto scuotere le coscienze. E’ il primo passo, senza di esso non si va da nessuna parte.
Ciao Flavio, nel tuo articolo centri molto bene alcuni temi fra i quali quello delle attività non-ecosostenibili.
Esistono delle abitudini consolidate, che sembra non facciano male a nessuno ma invece lo fanno (all’ambiente).
Aggiungerei la frutta e la verdura che arrivano da chissà dove (Perù? Cile? Australia?) e che magari costano
meno di quelle che arrivano dalla Pianura Padana.
L’altro tema sono i bambini: l’abitudine dei genitori di portare in auto i bambini a scuola (due andate e ritorno al giorno) ed i vari impegni pomeridiani (chi non ne ha almeno uno, nelle grandi città …) significano un aumento pazzesco dell’inquinamento.
Chi ci salverà? Di nuovo, i bambini. Quando i bambini saranno sensibili ai problemi dell’ambiente e saranno loro (come sono spesso) ad orientare le scelte dei genitori, allora … beh, speriamo!
PS: oltretutto inquinare costa: chissà che la nostra Terra non abbia tirato un bel sospiro di sollievo, per via della crisi?
Ciao, Franco, grazie del tuo commento. L’ho letto e riletto. In effetti il solo gesto apparentemente innocente di portare i bambini in auto ovunque rischia di creare un effetto imprinting decisamente pericoloso. Sono convinto che l’era del petrolio in un futuro non molto lontano sarà solo un ricordo, un po’ come l’età del ferro.
Mi chiedo, però, davvero dobbiamo aspettare che siano i bambini a salvare i genitori? Accollare loro anche questa responsabilità mi pare eccessivo. Non dovrebbe essere il contrario? Oppure ho capito male?