Ufficio di scollocamento. Una proposta per ricominciare a vivere. Recensione.
Se il downshifting fosse un genere letterario, Simone Perotti sarebbe il suo autore di spicco fin dai tempi di Adesso basta, il pamphlet autobiografico sull’arte di mollare il lavoro e cambiare vita che lo ha catapultato ai piani alti delle classifiche di vendita. Ma poiché è uno stile di vita, che Perotti pratica, più che un suo cantore ne è un testimone.
Un tempo manager insoddisfatto, oggi scrittore appagato (ma non troppo pagato, perché di libri non si campa, come lui stesso precisa), scultore, skipper, manovale per scelta, e portabandiera della vita frugale, Perotti ha abituato i suoi lettori ad attacchi frontali contro la logica del consumismo e del carrierismo, che accusa di portare gli individui e la società dei consumi verso l’annullamento di sé in nome di un inganno di massa.La verve anticonsumistica e anticarrieristica di Perotti sferzava anche le pagine del seguito di Adesso basta, Avanti tutta, che si chiudeva con l’idea provocatoria di fondare agenzie per aiutare gli aspiranti downshifter a disintossicarsi dal pensiero unico lavoro-consumo-lavoro, e passare dal desiderio di libertà ai fatti. Veri e propri “uffici di scollocamento”.
Da qui il libro omonimo, uscito per Chiarelettere ai primi di maggio del 2012 e scritto con Paolo Ermani, già socio fondatore ed ex vicepresidente del Movimento per la decrescita felice, esperto di energie alternative, presidente dell’associazione Paea e saggista in materia di decrescita.
Ufficio di scollocamento spara ad altezza d’uomo. Niente remore, nessuna indulgenze verso il Sistema fondato sul capitalismo selvaggio di stampo neoliberista. Gli autori hanno urgenza di lanciare prima l’allarme, poi la soluzione e infine la proposta a beneficio di un mondo che sta implodendo per effetto di una crisi a loro parere senza ritorno. La tesi è chiara. Benché la scelta del downshifting resti individuale, le sue premesse saranno sempre meno aggirabili mano a mano che la disoccupazione diverrà endemica e il rapporto costi/benefici dell’impiego full time insostenibile in termini di qualità della vita. La promessa di benessere diffuso, lavoro garantito e pensione per tutti che il Sistema offriva in cambio dell’obbedienza ai suoi dettami non sarà mantenuta. Punto. Meglio prepararsi, meglio cominciare a cambiare punto di vista.
La prima parte del libro significativamente intitolata L’Illusione della crescita infinita – espone una salva di argomentazioni contro l’attuale sistema politico e sociale. Siamo alla resa dei conti, l’occidente ha esaurito la sua spinta propulsiva. In più, latitano gli intellettuali in grado indicare nuove rotte collettive a una massa di cittadini scombussolati. Privi di spinte ideali e di soluzioni pratiche, siamo in balìa di una classe egemone che naviga a testa alta verso la costa. Le pagine corrono, alimentate da una foga combattiva che fomenta, appassiona. Un tono capace di prendere le residue energie del precario, dell’esodato, del disoccupato, e più semplicemente di chi ha perso la pazienza, per farle divampare nell’imperativo di un’alternativa improrogabile. Pagine dure, indignate, a tratti di portata generazionale.
Va bene, e allora che si fa? Giriamo pagina, parte seconda, Una proposta concreta di cambiamento.
Dando per buono che il downshifting, se non facile, sia fattibile (e forse sempre più inevitabile), gli autori tracciano le linee guida di un percorso assistito per abbandonare la nave prima che affondi. La proposta: istituire agenzie per realizzare programmi integrati di aiuto alle persone che vogliano o debbano scollocarsi. Al loro interno professionisti che accompagnino nella riconquista di saperi pratici indispensabili a chi si trovi a vivere in maniera decrescente (artigiani, coltivatori…), che aiutino a trovare la solidità interiore necessaria (psicologi, life coach, filosofi, downshifter che ce l’hanno fatta…), che favoriscano insomma la realizzazione di alternative di vita nel perimetro di proposte efficaci. Crescere dentro per decrescere fuori. Imparare a fare. Mantenere una qualità di vita sostenibile e apprezzabile assimilando una cultura che abbina benessere e frugalità. L’Ufficio di scollocamento si presenta come un servizio professionale a tutti gli effetti, dunque da retribuire, trovando una terza via fra volontariato e professionismo, perché, “per cambiare una società è necessario un impegno assiduo e quotidiano svolto in maniera professionale.”
Dunque, questa è l’idea, a disposizione di tutti, da digerire, elaborare, sviluppare e quindi attuare. Gli autori non ne proclamano il diritto di sfruttamento, si limitano a definirne i caratteri distintivi e poche limitazioni d’uso, per poi metterla in comune con chi vorrà realizzarla. Astenersi perditempo, ma via libera a tutti gli altri.
Ed ecco come. Nella terza parte – Un nuovo Rinascimento. Chi si aspettasse qui un manuale d’istruzione per la messa in cantiere dell’Ufficio di scollocamento, rischia di restare deluso. Al contrario, scivoliamo in una raccolta di risposte a potenziali obiezioni che si potrebbero levare contro il progetto e solide ragioni a favore della decrescita. Nuove? Inedite? No, a dire il vero, ma non per questo meno condivisibili, se non fosse che da un libro che si propone di lanciare un progetto ci saremmo aspettati maggiore progettualità. Siamo invece di frontesoprattutto a una profonda riflessione teorica con robuste ramificazioni politiche, sociali e morali.
In conclusione Ufficio di scollocamento ha il potenziale di un testo generazionale, perché immortala la sensazione diffusa, le paure, ma anche l’orgoglio e la voglia di rinascita di chi affronta il futuro in questo presente esausto. Il che non è poco. Anzi, in questo momento è quanto mai prezioso. E gli Uffici di scollocamento? Se sorgeranno, saranno il frutto di una messa a punto e di ulteriori definizioni da parte di chi vorrà trasformare l’idea in realtà, magari prendendo spunto da quanto già fatto proprio da Paolo Ermani e l’associazione Paea. Di sicuro ci sarà da fare. Assiduamente e in modo professionale.
Perché in fin dei conti downshifting non vuol dire smettere di lavorare, ma lavorare altrimenti.

Grazie Flavio per la recensione, sembra un ottimo libro!
Prego, è di certo un libro da non ignorare. Ciao!
grazie flavio, recensione molto appassionata. un caro saluto.
s.
buon vento!
l’ho acquistato per curiosita, devo ancora iniziarlo, mi e’ piaciuta la tua recensione.
Buona lettura, allora! Lieto di averti incuriosito.