Smettere di lavorare: piano A
Qualcuno ha detto che c’è solo una categoria di persone che pensa ai soldi più dei ricchi, i poveri. Il che mi dà lo spunto per chiederti: sei di quelli che voglio arricchirsi e poi ritirarsi a vivere in riva al mare (piano A) o di quelli che preferiscono raggiungere direttamente la spiaggia saltando la parte sull’arricchimento (piano B)? Insomma, sei per la crescita finanziaria o la decrescita felice? Be’, in ogni caso, su quell’isola ci arriverai solo se avrai un buon piano e la capacità di seguirlo nonostante le difficoltà. Ma vediamo insieme come può funzionare il piano A.
“Libera nos a criceto”
Nel mondo della crescita personale si fa un gran parlare di libertà finanziaria. Che cos’è? Una chimera? Una balla fotonica? No, è l’ambìto status di chi può vivere senza lavorare. Proprio così, senza alzare un dito, se non ne ha voglia, ma senza rinunciare a nulla, anzi, vivendo con tutti i comfort che desidera. Sull’argomento esistono corsi di formazione che vanno dall’investire in immobili al fare trading online, come quelli di Alfio Bardolla, fino seminari su come acquisire una mente milionaria, proposti in tutto il mondo da Harv Eker.
L’dea cardine della libertà finanziari consiste nel trovare il modo di uscire dalla ruota del criceto, ossia il meccanismo per cui tutti noi (o quasi) corriamo senza sosta allo scopo di guadagnare di che vivere, senza alcuna possibilità di fermarci a causa delle spese cui dobbiamo far fronte.
Libertà finanziaria significa proprio smettere di correre e continuare a guadagnare. Ma come? Semplice (si fa per dire…), raggiungendo l’equilibrio ideale fra le entrate passive (e sottolineo passive) e le tue uscite. Mi spiego meglio. Se tu ogni mese senza lavorare hai una entrata regolare di 2000 euro e per vivere ne spendi al massimo 2000 (ma meglio se te ne avanzano), sei finanziariamente libero. Stesso discorso se te ne entrano mille o 500.
Profitto automatico: suona bene, vero?
Va bene, ma se non lavori, da dove entrano questi soldi? Da attività che creano profitto automatico, senza richiedere il tuo intervento. Per esempio dai diritti di un libro, dall’affitto di immobili, da una attività avviata, da investimenti redditizi. Queste entrate possono creare un flusso di denaro automatico, che una volta avviato, non richiede il tuo intervento diretto.
Sull’argomento puoi trovare diversi libri in giro, ma sicuramente il più celebre teorizzatore della libertà finanziaria è Robert Kiyosaky, l’autore di Padre Ricco, Padre Povero. In Italia il suo epigono più noto è Alfio Bardolla, che ha il merito di avere adattato le idee e le pratiche di Kiyosaki sul mercato italiano e sostiene sia possibile diventare Milionari in due anni e sette mesi.
Ora, è evidente che per raggiungere status di libertà finanziaria quanto spendi è importante tanto quanto guadagni. Se gli autori che ho citato si concentrano in particolare su come generare un flusso continuo di entrate passive, c’è chi caldeggia un modello di vita alternativo, concentrato non tanto sul produrre ricchezza, ma sul ridurre gli sprechi: la decrescita.
Piano A e B possono convivere?
Queste due linee di pensiero possono sembrare opposte e speculari, ma io trovo che presentino alcune interessanti analogie, che affronterò nel prossimo post dal titolo Smettere di lavorare: piano B. Dopotutto sono accomunate da un solo, imprescindibile obiettivo: vivere meglio, evadendo dalla ruota del criceto. A te scegliere se farlo e come. L’unico consiglio che mi sento di darti è questo: prima di prendere posizione documentati molto bene, senza preclusioni o preconcetti ideologici, ma anche senza ingenuità.
Potresti scoprire che puoi imparare qualcosa sia dai teorici della ricchezza (vetero-capitalisti in doppio petto interessati solo a lucrare) che dai filosofi della decrescita (sinistroidi sfaticati con i capelli lunghi e manie no-global).
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Ciao Flavio, questo articolo da diversi spunti di riflessione.
Non conoscevo il piano B, ma penso che sia indispensabile integrarlo con il piano A a meno di avere ingenti entrate passive.
Qualche tempo fa lessi un libro di Timothy Ferris, che sicuramente conosci, e devo dire che illuminò la mente.
Come sai, lui non sostiene che la cura sia lo smettere di lavorare, ma il lavorare “poco” in modo tale da poter condurre il proprio stile di vita ideale.
Lo smettere completamente di lavorare credo che sia un piano estremo e difficilmente attuabile, ma il lavorare 4-12 ore la settimana è molto più realizzabile.
Aspetto l’articolo sul piano B
Ciao, Mauro
di sicuro smettere del tutto di lavorare è appannaggio di pochi e trovo preferibile l’idea di lavorare il giusto, ma sopratutto di potersi permettere il lusso di fare ciò che si ama. Ne parleremo a breve. Grazie del tuo commento!
Oramai inizio a prendere con le pinze ‘sti libri. E non vi nascondo che ho pure fondato un cashflow club dalle mie parti (chi ha letto i libri di kyiosaki sa di cosa sto parlando) con tanto di gioco da tavolo per uscire dalla corsa del topo. Sapete che è successo? Avevamo iniziato a pensare di applicare le nozioni che avevamo imparato nella vita vera: esito … beh diciamo che era meglio continuare a giocare. Purtroppo questi libri, seppur molto validi a trasferire una mentalità effettivamente funzionale, sono scritti per un tessuto economico e sociale che è diametralmente opposto rispetto a quello nostro soprattutto in termini di burocrazia, facilità di accesso al credito e possibilità di usufruire di nuovi finanziamenti. Non dico che questi libri andrebbero evitati, ma penso che per uscire dalla corsa del topo “italiana” sarebbe meglio leggere le biografie di imprenditori italiani che ce l’hanno fatta in questo periodo di crisi, e per fortuna ci sono, ed acquisire da loro il giusto modo di pensare da ricco vincolato alla condizione “Italia”. Giusto per andare più sul concreto, ad esempio, due buone letture mi sembrano queste qui:
http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH246243669 e http://www.shopping24.ilsole24ore.com/sh4/catalog/Product.jsp?PRODID=SH246191475
Ciao, Riccardo, apprezzo molto il tuo commento, anche perché viene da qualcuno che ha esperienza diretta dell’argomento. Ciò che mi interessa non è schierarmi a favore o contro ma divulgare quelli che considero strumenti per fare le proprie scelte.
Se qualcuno vorrò replicare alle tue considerazioni, sarò lieto di pubblicarlo.
Ciao Flavio, che dire, ottimi articoli, letti tutti e due, hai raccolto in pieno le 2 facce della medaglia, lasciando le porte aperte a chi volesse intraprendere una delle due strade. Io a distanza di 6 mesi dal mio grande passo, cioè quello relativo al vivere sulla spiaggia, posso dire di aver fatto la scelta giusta. Arriva un momento nella vita dove ti trovi davanti ad un bivio: + soldi e – tempo o – soldi e +tempo. Io ho scelto la seconda strada, e al PIL purtroppo ci dovrà pensare qualcun’altro.
Sono stato più per la descrescita Perottiana, come dice lui : “stai tranquillo. tanto di fame non morirai” , anche se certi “lussi” mi li concedo ancora, non ho mai sopportato i sinistroidi sfaticati con i capelli lunghi e manie no-global che, sotto sotto, sono poi figli di papà travesti.
Vivo con i ricavi dei miei siti internet che permettono di pagare l’affito e le spese. Ma alzarsi al mattino e fare colazione sul balcone con il rumore e il profumo del mare non ha prezzo.
Lasciatevi andare gente, fate quello che avreste sempre sognato, one life, live it!
Bellissimo leggere questo commento! Grazie, Stefano!
Grande Frank! Ho sempre ammirato che riesce a farcela uscendo da questo sistema dove i dipendenti guadagnano tanto solo se aumentano le ore di lavoro…io purtroppo sono uno di quelli….Vorrei chiedere a te e a Flavio quali sono i primi passi per uscire da questa gabbia, come capire quale strada intraprendere. Lo sò non è facile rispondere a queste domande….il primo a essere confuso sono proprio io
Ciao, Roberto! Ti rispondo con piacere, anche se non sono un downshifter (in realtà negli ultimi due anni, da quando lavoravo con il mitico Frank, io ho fatto la scelta verso l’UP (che potrebbe non essere per sempre). Mi considero un po’ padrino della scelta di Frank, essendo la persona che per prima gli ha parlato del libro Adesso Basta di Simone Perotti. A te, personalmente, do lo stesso suggerimento. Per prima cosa, leggi il libro di Perotti e poi visita il suo blog http://www.simoneperotti.com. Ci troverai una comunità di persone che discutono di downshifting. Ognuno trova la sua strada per questa scelta, non credo di poterti dare altre indicazioni. A te trovare il tuo passo e il tuo obiettivo. Ma prima di tutto, questa è la mia opinione, lavora su te stesso, chiediti davvero cosa è importante per te. Un lavoro interiore ci vuole. Non è una passeggiata.
Caro Flavio, anche io a 35 anni ho scoperto che questa vita non (parlo di quella del dipendente) non fa piu’ per me e quindi ho deciso di dare una svolta ed ho comprato un domino su aruba, ancora il sito non è partito, ma intanto ho fatto un blog su bogger.Anch’io da molto tempo leggo libri sulla crescita personale, all’inizio, quando si parlava di soldi, non capivo come mai nella crescita personale fossero così importanti, visto che, comunque la vera crescita dovrebbe essere quella interiore! Poi con il tempo sono diventata sempre piu’ insofferente al mio lavoro e adesso capisco che non sono importanti in quanto tali, ma lo sono per la possibilità che ti danno di gestire il tempo e le tue passioni!
Ora che sto per partire e, vorrei veramente partire, quindi lasciare il lavoro, mi vengono molti dubbi! Come mai tutti i siti sono su come fare i soldi, ti spiegano come farli e intanto li fanno loro? nessuno di questi siti è un business reale, non so se mi sono spiegata NOn è che si specula sulle disgazie di chi un lavoro non ce l’ha!. Ti dicono individua la niccchia di mercato, poi fai la pubblicità giusta e vendi, ma loro che hanno venduto per fare i soldi? nessun bene, ma solo idee su come fare i soldi. inoltre vorrei chiederti, il tuo di business, si fonda solo sull’affiliazione a macrolibrasi, riesci a vivere senza lavorare in questo modo?
Ciao, Elisa, ti ho risposto privatamente dopo aver ricevuto anche la tua email. Ciao!